Circolarità in olivicoltura, il rifiuto come risorsa

Data:

4 Novembre 2021

Tempo di lettura:

3 min

Il rifiuto come risorsa

Gestione dei residui di potatura
Rifiuti di campo

La potatura è una pratica indispensabile nella gestione dell’oliveto e rappresenta la seconda voce di costo di coltivazione dopo la raccolta. In media, da una pianta di olivo adulto vengono asportati da 10 a 30 kg di ramaglia all’anno a seconda della struttura e dimensione degli alberi.

Tra le pratiche agronomiche di gestione dei residui di potatura, quella maggiormente utilizzata è lo spandimento sul terreno come fertilizzante. A questo è orientato, ad esempio il progetto MOLTI, che riguarda la gestione della chioma e del suolo e la predisposizione alla meccanizzazione, per un pieno sfruttamento delle loro potenzialità produttive e una riduzione dei costi.

La circolarità in olivicoltura si può realizzare con la valorizzazione energetica delle potature di olivo: i rami di maggio diametro vengono utilizzati come legna da ardere oppure destinati alla produzione di cippato e all’impiego in un impianto di conversione energetica.

È stata inoltre studiata la possibilità di produrre biochar (carbone vegetale che si ottiene come sottoprodotto della pirolisi di diversi tipi di biomassa vegetale, insieme al syngas, con potere calorifico pari al GPL) dal pellet di olivo, che potrebbe essere aggiunto, come potente ammendante del terreno, ai terricci da ortoflorovivaismo.

Gestione dei residui di frantoio.

I principali sottoprodotti originati dalla lavorazione delle olive in frantoio sono: le acque di vegetazione (refluo liquido), le sanse (refluo solido) e il nocciolino. Le acque di vegetazione (AV) e le sanse, in particolare, se non gestite correttamente, possono generare un elevato impatto ambientale.

Le acque di vegetazione, la cui quantità totale varia in funzione del sistema di estrazione, sono costituite dal liquido separato per centrifugazione dal mosto oleoso, dalle acque di lavaggio delle olive e degli impianti, e dalle acque di diluizione delle paste, eventualmente usate negli impianti continui.

Diversi sistemi di depurazione (incenerimento, ultrafiltrazione, concentrazione, ecc.) possono ridurre il potenziale inquinante dei reflui, ma queste procedure non sono economicamente accessibili per la maggior parte dei frantoi, che sono per lo più di piccole dimensioni, e, comunque, producono fanghi di difficile smaltimento.

Il lagunaggio, invece, sebbene non richieda grossi investimenti, è difficilmente praticabile per la lentezza dell’attività e per la produzione di cattivi odori.

La sansa vergine è il residuo solido prodotto dalla lavorazione delle olive ed è costituito dalla parte fibrosa del frutto, dal nocciolo, da circa un 5% di olio residuo e da una quantità di acqua che varia in base al processo di estrazione. In passato la sansa veniva principalmente venduta ai sansifici per la produzione dell’olio di sansa.

Attualmente è possibile utilizzare la sansa per la fertilizzazione in pieno campo, per la realizzazione di substrati vivaistici, per la produzione di energia e/o calore (in tal senso opera il progetto OLIOPIU’) per la produzione di mangimi (obiettivo verso il quale è rivolto il progetto SANSINUTRIFEED, per la mangimi a “valenza nutraceutica” derivati dalla sansa, capaci di migliorare le caratteristiche funzionali del latte e lo stato del benessere degli animali) e per il recupero di composti bioattivi da utilizzare in campo alimentare, cosmetico e farmaceutico.

Ultimo aggiornamento

07/03/2022, 12:13
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