L’olivicoltura biologica

Data:

3 Aprile 2022

Tempo di lettura:

5 min

L'impatto dell'olivicoltura biologica in Italia

In Italia la sola olivicoltura rappresenta il 12% delle coltivazioni italiane biologiche e poco più del 20% dell’intera superficie olivicola italiana. Dagli ultimi dati forniti dal Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica (SINAB), la superficie biologica olivetata in Italia nel 2020 ha raggiunto quota 246.504 ettari, crescendo dell’ 1,6% rispetto ai dati del 2019.

In senso assoluto, l’Italia si pone ai primi posti in Europa per la percentuale di superficie biologica, che ha raggiunto nel 2019 il 15,8% della superficie agricola utilizzata nazionale, rispetto a una media UE, che nel 2018 si attestava al 8,0%.

Le regioni con la maggiore estensione di superficie olivetata biologica sono la Puglia con 73.200 ettari, la Calabria 66.460 ettari, la Sicilia 39.866 ettari e la Toscana con 20.487 ettari, che insieme rappresentano l’81% dell’intero dato nazionale.

Oggi l’olivicoltura biologica ha un duplice scopo: da una parte si prefigge di produrre una materia prima da trasformare in prodotti di elevata qualità, dall’altra si prefigge di salvaguardare e conservare l’agrosistema, fungendo da presidio del territorio.

L'olivicoltura biologica e la salvaguardia del territorio

L’olivicoltura italiana svolge un’importante funzione di salvaguardia ambientale. Ciò è possibile attraverso una gestione equilibrata, che abbia l’obiettivo di mantenere e conservare nel suolo buoni livelli di fertilità, gestendo i residui colturali, valorizzando le varietà più adatte ad esso, prevedendo la cura degli spazi naturali o semi-naturali (aree boschive, specchi d’acqua, alberature e siepi) e gestendo le aree coltivate e quelle non direttamente usate per la coltura.

Per l’olivicoltura biologica diventa quindi fondamentale la scelta della varietà, della densità, del sesto d’impianto e delle tecniche agronomiche. Le varietà da preferire in olivicoltura biologica sono quelle autoctone, che hanno meno sensibilità verso i fattori biotici e maggiore rusticità e resistenza a quelli abiotici.

Anche la gestione della densità dell’impianto va tenuta in considerazione, e dev’essere scelta ricercando le condizioni ideali per una buona aerazione dell’albero ed una sua giusta illuminazione, risultando ottimale l’orientamento nord-sud, una disposizione a rettangolo, con distanze tra le file e sulle file tale da giustificare la meccanizzazione dell’azienda.

Nella coltivazione biologica è anche importante garantire un adeguato livello di sostanza organica. La dotazione deve essere mantenuta somministrando esclusivamente materiali organici di provenienza animale (letame bovino, stallatico pecorino od equino, reflui zootecnici, pollina) o vegetale (sovescio o concimazione verde).

Le lavorazioni saranno scelte in funzione della tipologia del terreno, della sua giacitura, prestando particolare attenzione ai rischi erosivi e alle condizioni climatiche dell’area. Gli obiettivi sono di migliorare le condizioni di adattamento della coltura, massimizzandone i risultati produttivi; favorire il controllo delle infestanti; migliorare l’efficienza dei nutrienti; mantenere il terreno in buone condizioni e incoraggiare la penetrazione dell’acque meteoriche e di irrigazione.

Nell’agricoltura biologica è molto importante creare condizioni tali da limitare nella massima misura la presenza di organismi dannosi. Quelli ritenuti tali per l’oliveto sono tanti ma solo alcuni di essi mettono in pericolo la redditività della coltura.

L’olivicoltore biologico deve conoscere il potenziale di dannosità dei parassiti nel suo areale e solo tale conoscenza consentirà la scelta più opportuna per la coltura, riuscendo a ridurre così la dannosità di tali organismi. La presenza dei parassiti va rilevata con accurati metodi di monitoraggio. I campionamenti e le attività di monitoraggio effettuate hanno lo scopo di verificare l’entità dell’inoculo o della popolazione dei fitofagi sulla coltura.

La potatura è l’intervento che, insieme alle altre operazioni colturali (concimazione, irrigazione, difesa fitosanitaria), contribuisce a mantenere un giusto equilibrio. L’olivo necessita di potatura sia durante la fase d’allevamento, per dare una forma all’albero ed una corretta impostazione all’impianto, sia durante la fase di produzione, compreso l’eventuale diradamento per favorire un corretto equilibrio alle esigenze quali-quantitative della produzione.

L'olio EVO biologico.

Un olio extravergine di oliva (EVOO) biologico si ottiene solo ed esclusivamente dalle olive coltivate secondo il disciplinare di agricoltura biologica e rispettando gli obblighi previsti dal Regolamento 834/07 e successive modificazioni, unicamente in strutture adibite alla trasformazione della materia prima e notificate presso un ente di certificazione, utilizzando esclusivamente procedimenti meccanici (Reg. CE 1019-2002) senza l’ausilio di additivi chimici.

Le analisi eseguite su un olio biologico certificato daranno risultati in cui saranno assenti fitofarmaci, anticrittogamici, diserbanti, concimi chimici additivi, conservanti e OGM, con un maggiore contenuto di acido oleico e di polifenoli, consegnando al mercato un prodotto alimentare sicuro e con un’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità.

Sono sempre di più i consumatori che chiedono una maggiore sicurezza alimentare e una maggiore sostenibilità ambientale dei processi di produzione, e l’olio EVO certificato biologico può diventare la migliore risposta.

Per arrivare a una migliore consapevolezza del pubblico è necessario per tutta la filiera incentivare normative e indicazioni che garantiscano il rispetto del disciplinare di agricoltura biologica così come la riconoscibilità geografica dello stesso promuovendo un olio con un marchio di qualità’ (IGP/DOP) caratteristico e che rappresenti un determinato territorio con alta vocazione olivicola.

Ultimo aggiornamento

11/04/2022, 14:54
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